L’11 novembre 2016 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha reso visita alla Fondazione Mazzolari. Presentiamo l’editoriale del numero di “Impegno”, 2/2016, che ne traccia brevemente la cronaca.

Anno intenso per la Fondazione: le parole del Papa, le visite di Sergio Mattarella e mons. Galantino

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L’ultima, in ordine di tempo, è stata la visita del Presidente della Repubblica: ma il 2016 ha riservato davvero tante occasioni e belle sorprese per la Fondazione Mazzolari e per chi abbia a cuore il messaggio di don Primo.

L’anno ricco di eventi comprende la visita, ad aprile, del segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, che a Bozzolo ha celebrato una messa a suffragio e ha fatto tappa in Fondazione. A giugno papa Francesco ha significativamente citato don Primo nel discorso di apertura del Convegno ecclesiale della diocesi di Roma, mentre a ottobre è stato pubblicato un volume di padre Leonardo Sapienza su Mazzolari (La parola ai poveri), con un messaggio autografo di Bergoglio. Sempre nel corso dell’anno la Rai ha prodotto e mandato in onda un documentario che ha tratteggiato il ruolo di Mazzolari per mettere in salvo alcune famiglie ebree durante la seconda guerra mondiale; e del prete della Bassa lombarda si è parlato, sempre sulla Rai, durante la trasmissione “A sua immagine”.

Di queste opportunità e incontri si trova traccia nelle pagine di questo numero di «Impegno».

 

L’omaggio del

Capo dello Stato

 

Circa la presenza di Sergio Mattarella a Bozzolo, l’11 novembre, è proceduto tutto come da programma: visita – con accanto il vescovo di Cremona Antonio Napolioni e il parroco don Gianni Maccalli – alla chiesa di San Pietro, dove è sepolto il sacerdote, e alla adiacente canonica, che ne conserva lo studio e alcuni effetti personali. Poi – accompagnato dal sindaco Cinzia Nolli e dal ministro dei Beni e delle attività culturali Dario Franceschini – la tappa alla Fondazione Don Primo Mazzolari, accolto dal presidente don Bruno Bignami e dal presidente del Comitato scientifico della Fondazione, Giorgio Vecchio. Qui sono stati mostrati a Mattarella l’archivio e la biblioteca di Mazzolari. Dopo la visione di un filmato con una omelia dell’antico arciprete, sono stati illustrati al Capo dello Stato alcuni scambi epistolari tra Mazzolari e Moro, Zaccagnini, Dossetti, Scoppola, La Pira, Alessi (presidente della Regione Sicilia negli anni ’50).

Il paese si è animato con tanta gente ad attendere Mattarella sia davanti alla chiesa parrocchiale sia alla Fondazione. I ragazzi delle scuole sono stati capaci di vivacizzare e rendere gioiosa e sorridente una visita di tale rilevanza.

«È stato un momento di grande intensità che ha messo in luce quanto in questi decenni la Fondazione ha costruito intorno alla figura di Mazzolari»: ha osservato don Bignami. Il Presidente della Repubblica «è rimasto favorevolmente impressionato dal lavoro di custodia, di ricerca e di rilancio del messaggio mazzolariano e ci ha incoraggiato ad andare avanti». Per Bignami, «la visita che il Capo dello Stato ha chiesto di effettuare qui a Bozzolo pone in evidenza un suo debito spirituale e culturale verso don Mazzolari, sacerdote che Mattarella ebbe tra i punti di riferimento della sua formazione giovanile. Era stato lo stesso Sergio Mattarella a segnalarlo durante la sua precedente visita, che risale al 1989. Mi pare si possa ora rilevare la volontà di tornare alle radici, alle motivazioni profonde dell’impegno politico di Sergio Mattarella».

Dal canto suo Giorgio Vecchio, dopo aver messo in luce l’attenzione mostrata da Mattarella per la figura di don Mazzolari e per i documenti e i materiali conservati in Fondazione, ha affermato: «L’importanza di questa visita è fuori discussione e rappresenta una conferma, al più alto livello, di una tendenza in corso: sono infatti numerosi gli esponenti politici che visitano i luoghi mazzolariani e che chiedono di confrontarsi con il lascito spirituale, culturale e politico di don Primo». Del resto «il ruolo politico di Mazzolari è oggettivo. Naturalmente il termine “politico” va qui inteso nel senso più ampio del termine: Mazzolari infatti è stato un grande educatore politico, richiamando in infinite occasioni i valori essenziali e lo stilo dello spendersi per il bene comune». La visita di Mattarella ha così nuovamente segnalato «l’eredità politica mazzolariana, che mantiene un grande valore anche ai giorni nostri».

Una dichiarazione equivalente lo stesso Capo dello Stato ha rilasciato, sempre a Bozzolo, intervistato dalla televisione della diocesi di Cremona. Poi, prima di ripartire per Roma, Mattarella ha scritto nell’Albo degli ospiti della Fondazione: «Con grande apprezzamento per l’impegno a trasmettere l’insegnamento e il messaggio, attualissimo, di don Mazzolari e con molti auguri per il futuro».

 

Jorge Mario Bergoglio

cita don Primo

 

Si diceva, quindi, di un anno intenso per la Fondazione. In questo senso assume un valore particolare la citazione di papa Francesco. L’occasione gli è fornita, il 16 giugno, dal discorso di apertura del Convegno ecclesiale della diocesi di Roma nella basilica di San Giovanni in Laterano. Il tema del Convegno è incentrato sulla recente esortazione apostolica dedicata all’amore nella famiglia: «“La letizia dell’amore”: il cammino delle famiglie a Roma alla luce dell’esortazione apostolica Amoris laetitia».

La citazione è collocata all’interno del commento di Amoris laetitia al numero 308. Il vangelo richiede di non giudicare e di non condannare, ma di assumere la compassione verso le fragilità umane. A questo punto Bergoglio apre una parentesi per spiegare il concetto che la Chiesa non è tenuta a condannare:

 

Mi è venuta tra le mani – voi la conoscete sicuramente – l’immagine di quel capitello della basilica di Santa Maria Maddalena a Vézelay, nel sud della Francia, dove incomincia il Cammino di Santiago: da una parte c’è Giuda, impiccato, con la lingua di fuori, e dall’altra parte del capitello c’è Gesù Buon Pastore che lo porta sulle spalle, lo porta con sé. È un mistero, questo. Ma questi medievali, che insegnavano la catechesi con le figure, avevano capito il mistero di Giuda. E don Primo Mazzolari ha un bel discorso, un Giovedì Santo, su questo, un bel discorso. È un prete non di questa diocesi, ma dell’Italia. Un prete dell’Italia che ha capito bene questa complessità della logica del Vangelo. E quello che si è sporcato di più le mani è Gesù. Gesù si è sporcato di più. Non era uno “pulito”, ma andava dalla gente, tra la gente e prendeva la gente come era, non come doveva essere. Torniamo all’immagine biblica: «Ti ringrazio, Signore, perché sono dell’Azione cattolica, o di questa associazione, o della Caritas, o di questo o di quello…, e non come questi che abitano nei quartieri e sono ladri e delinquenti e…». Questo non aiuta la pastorale!

 

Il riferimento esplicito è alla celeberrima predica del giovedì santo 3 aprile 1958, quando a Bozzolo Mazzolari tiene un discorso incentrato sulla figura di Giuda (omelia recentemente pubblicata nell’agile volume, curato da B. Bignami e da G. Vecchio per i tipi delle EDB, Misericordia per Giuda). Di fronte al mistero del male e alla decisione di Giuda di vendere il Cristo per trenta denari, don Primo non si è limitato a condannare Giuda, ma ha visto rispecchiato in lui la stessa debolezza e lo stesso peccato che abita il cuore di ogni uomo. Compito di Cristo, e quindi anche della Chiesa, non è di condannare, ma di chiamare a conversione.

La citazione mazzolariana all’interno del Convegno della diocesi di Roma conferma l’avvicinamento che si è consolidato in questi anni tra il Papa venuto dalla fine del mondo e il parroco di Bozzolo. Il Papa argentino ha potuto accostare alcuni testi di Mazzolari e vi ha trovato vicinanza di sguardi e affinità spirituali. Già nel febbraio 2016, in quaresima, infatti, aveva avuto modo di riflettere che Dio vuole salvare tutti, Pilato e Giuda compresi.

Tutto ciò fa molto piacere di questi tempi alla Fondazione Mazzolari di Bozzolo e alla diocesi di Cremona. Ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, fa capire che il parroco di Bozzolo ha avuto intuizioni che solo oggi, cinquant’anni dopo il Concilio Vaticano II, possiamo assaporare come profezie. La sua sofferenza per le incomprensioni subite alla metà del secolo scorso non è stata vana. Quando si dice che il tempo è superiore allo spazio…

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Tra l’argine e il bosco

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Edizione critica a cura di

Mario Gnocchi

Questo volume ripropone per la prima volta integralmente e senza interpolazioni il testo della prima edizione dell’opera di don Primo Mazzolari Tra l’argine e il bosco. Il libro era stato variamente rimaneggiato nelle edizioni successive con l’espunzione di alcuni capitoli, l’inserimento di altri e l’aggiunta delle note introduttive. L’introduzione ricostruisce il processo che ha portato alla pubblicazione del libro attraverso un quindicennio di riflessioni ideali e annotazioni autobiografiche sul tema della parrocchia rurale, sfociate anche in altre opere o preparazioni di opere contigue a questa.

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Messaggi della Speranza

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Edizione critica a cura di

Giorgio Vecchio

Sul finire del 1945 don Primo Mazzolari pubblicò, a sua firma, ma fingendo di essere «Mamma Speranza», nove lettere, ciascuna delle quali indirizzata a una figura ben precisa: una mamma, una sposa, un partigiano, un prete, un giovane, un magistrato, un giornalista, un industriale e un vecchio.                           In ogni lettera «Mamma Speranza» si rivolgeva a persone che avevano sofferto durante la guerra, evocando i drammi vissuti da milioni di italiani. la perdita di una persona amata, la durezza della vita partigiana, l’emarginazione dovuta  precedenti simpatie fasciste, le delusioni del dopoguerra. Incarnandosi nelle situazioni concrete, Mazzolari indagava sottilmente sugli interrogativi  cruciali dell’esistenza di quel tempo, ponendo tuttavia sul tavolo questioni di vasta portata: la necessità di reagire al dolore, di assumere responsabilità pubbliche, di sfuggire i nuovi conformismi, di coglier l’essenza della propria vocazione.

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LA PAROLA AI POVERI

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A cura di Leonardo Sapienza

Con testo autografo di papa Francesco

Ci fara bene leggere e meditare QUESTE pagine Molto attuali di don Primo Mazzolari, sacerdote coraggioso. Lui ci Ricorda Che i poveri Sono la vera Ricchezza della Chiesa, i poveri Sono l’unica salvezza del mondo!

Chiediamo al Signore la grazia di VEDERE I poveri Che Bussano al cuore, e di Uscire Da Noi Stessi con generosità, con atteggiamento di misericordia, Perché la Misericordia di Dio Possa Entrare nel Nostro Cuore.

Vaticano, 21 aprile 2016

Francesco

 

 

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Impegno

Anno XXVII – N 1 – Aprile 2016

In questo Numero

«Accompagnami, don Primo, fratello e padre»:

Il neo Vescovo Napolioni visita la Fondazione

La parola a don Primo

PRIMO MAZZOLARI, discorso dal fronte: «Vogliamo che la libertà regni sovrana, vogliamo ritornare fratelli»

Studi, analisi, contributi

MARIO GNOCCHI, Dall’alto del campanile, fondo del presbiterio

Tra l’argine e il bosco: il parroco racconta

Speciale – Il Diario di don Primo

GIORGIO CAMPANINI, Quasi un’autobiografia: il quinto volume del “diario” dell’arciprete di Bozzolo

AUGUSTO D’ANGELO, Nel secondo dopoguerra un sacerdote costruttore di ponti tra gli uomini

Gli amici di Mazzolari

BRUNO BIGNAMI, L’amicizia fraterna con don Andrea Spada «Ricordati che sei un capitano per noi»

BRUNO BIGNAMI, Mazzolari “Giusto” tra le nazioni? Oskar Tenzer, ebreo di origine tedesca, ne spiega le ragioni

Scaffale

LUIGI GIORGI, Gli scomodi. Popolari e sacerdoti nel Casellario Politico Centrale durante il fascismo (M. Guasco)

PAOLO COZZO, Andate in pace. Parroci e parrocchie in Italia dal Concilio di Trento a papa Francesco (M. Margotti)

I fatti e i giorni della Fondazione

(a cura di G. C. Ghidorsi)

 

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Diario V

Diario V    a cura di  Giorgio Vecchio

25 aprile 1945 – 31 dicembre 1950

Questo volume è una ricostruzione biografica che fa ampio ricorso a brani originali di don Primo Mazzolari, spesso inediti: corrispondenze, appunti, manoscritti vari, tracce di discorsi e prediche, articoli a stampa. Poche sono le pagine di un vero e proprio diario: l’archivio di Bozzolo conserva infatti solo «pezzi» autografi che riguardano una settimana nel 1946 e poche pagine sparse per tutti gli anni seguenti, fino al 1953.

   Si inizia con il racconto della giornata bozzolese del 25 aprile 1945 per seguire gli avvenimenti del cruciale periodo fondativo della democrazia e delle repubblica e si conclude con il 31 dicembre 1950, nel mezzo di aspre polemiche e di attacchi a don Primo e al suo giornale Adesso.

   Il volume dà spazio al Mazzolari parroco, conferenziere su temi religiosi, amico e consigliere spirituale di innumerevoli persone, osservatore attento delle più diverse realtà (il carcere, l’esperienza di Nomadelfia, la condizione religiosa del popolo italiano, l’Anno Santo). Si resta colpiti della sua poliedrica attività, soprattutto se si considera che ogni notte, dopo una giornata faticosa, egli impiegava altro tempo per rispondere alle persone che si rivolgevano a lui per un consiglio, un confronto, un suggerimento. In diverse pagine del volume questo fatto emerge con chiarezza, insieme agli sfoghi «intimi» di un uomo convinto della sua missione, intelligente e colto, ma anche sensibile e fragile nella salute.

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Preghiera per la beatificazione del Servo di Dio don Primo Mazzolari

Padre Misericordioso,

tu hai chiamato don Primo Mazzolari

ad esprimere, nel suo ministero di parroco,

una particolare sollecitudine per i lontani e i poveri.

Discepolo appassionato della Parola,

fu predicatore instancabile del Vangelo.

Costruttore di pace,

apostolo inquieto della giustizia,

egli ci ha mostrato in Gesù Cristo,

nato «fuori casa» e morto «fuori città», il crocevia,

il punto di incontro tra Te e l’umanità.

Nessuno è fuori della salvezza, o Padre,

perché nessuno è fuori del Tuo amore

che non si arresta di fronte alle nostre opposizioni.

Ti preghiamo umilmente:

per sua intercessione accordaci la grazia

che fiduciosi Ti chiediamo.

 

Padre nostro, Ave Maria, Gloria

con approvazione ecclesiastica

+ Dante Lafranconi

vescovo di Cremona

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Impegno

Anno XXVI – n° 2 – Novembre 2015

In questo numero

Processo di beatificazione: si apre il dibattito

Nel 2016 convegno sui preti nella grande guerra

La parola a don Primo

Primo Mazzolari, Una riflessione nell’Anno giubilare: «L’uomo ha più bisogno di misericordia che di giustizia»

Speciale – Avviata la causa di beatificazione

BRUNO BIGNAMI, Don Mazzolari Servo di Dio: un percorso tra fede, ricerca storica e culto popolare

VITTORIO BELLAVITE, Il rischio della “fabbrica dei santi”. A lui non servono coreografie o medaglie

PEPPINO MAFFI, Il suo messaggio? Amare la Chiesa, allargare il cuore, far crescere la speranza

GIAN CARLO OLCUIRE – PAOLA SPRINGHETTI, Bisognava leggerlo due volte per capirlo. E i suoi pensieri profondi ci sfidavano…

ENRICO PEYRETTI, Piuttosto raccogliamone il mantello di profeta della pace e della giustizia

VITTORIO SANMARCO, Santità senza riduzioni al minimo sindacale. Scomodo confronto che interroga la vita

FABIO ZAVATTARO, Amava la Chiesa e la sognava rinnovata, una comunità di innamorati del vangelo

Dossier – Atti del convegno 2015

MARTA MARGOTTI, Cattolici e memoria della Resistenza: «Non è detto che la minaccia di tirannide sia tramontata

PAOLO TRIONFINI, Primo Mazzolari e la rilettura della Resistenza «Dobbiamo provare di essere degni della libertà»

ISOTTA PIAZZA, La memoria e la voce di un prete-scrittore. Don Luisito Bianchi romanziere della resistenza

LUDOVICO BETTONI, Le vicende della Resistenza a Bozzolo. . Note sul caso dei martiri Arini e Accorsi

GIANFRANCO RAVASI, Testimonianza moderna, fondata sul legame tra Chiesa, Parola di Dio e “piazza”

Scaffale

MICHELE RUGGIERO, Odore di terra. Sentieri tracciati da Giovanni Modugno, Primo Mazzolari, Grazie Maria Deledda   (G. Vecchio)

GIRGIO CAMPANINI, Dall’Unità al post-concilio. Vicende e figure del cattolicesimo parmense (P. Trionfini)

GIORGIO VECCHIO, L’Azione Cattolica del Vaticano II. Laicità e scelta religiosa nell’Italia degli anni Sessanta e Settanta (M. Casella)

I fatti e i giorni della Fondazione

(a cura di G. Ghidorsi)

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La più bella avventura

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La più bella avventura

Sulla traccia del ‘prodigo’

 

Edizione critica a cura di:

Marta Margotti

Con La più bella avventura , che è un ampio commento alla parabola evangelica del figliol prodigo, don Primo Mazzolari indicava «al cattolicesimo italiano la necessità di aprirsi ai “lontani” e di abbandonare ogni atteggiamento di paura e di contrapposizione polemica verso coloro che sbrigativamente erano considerati estranei, se non addirittura nemici, rispetto alla comunità cristiana. Pur senza nominarli, i protestanti, ma anche i modernisti, i liberi pensatori e gli spiriti critici nella Chiesa, erano gli interlocutori immaginati da Mazzolari durante la stesura del libro».

La più bella avventura fu condannato nel 1935 con lettera del Sant’Offizio. Attraverso l’analisi delle carte d’archivio recentemente rese consultabili, l’Introduzione alla presente edizione critica ricostruisce i passaggi che portarono alla sanzione del libro di Mazzolari: la denuncia, gli addebiti, i personaggi intervenuti. «La più bella avventura, sia per i contenuti che per le reazioni suscitate dalla sua pubblicazione, appare un testo esemplare della temperie spirituale e culturale attraversata dal cattolicesimo italiano tra le due guerre mondiali».

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Al via la causa per beatificare don Mazzolari

«Dalla Congregazione delle cause dei santi è arrivato il nulla osta a procedere per le cause di beatificazione di don Mazzolari e di monsignor Cazzani». Con queste parole il vescovo di Cremona Dante Lafranconi, ha comunicato ufficialmente il via libera all’apertura della tappa diocesana del cammino verso gli altari (“sì” ricevuto il 2 aprile 2015, Giovedì Santo) per due figure di sacerdoti cremonesi che hanno segnato la storia e non solo quella, della Chiesa, locale e no.
L’annuncio, dato al termine dell’assemblea diocesana del clero, è stato accolto da un grande applauso, segno della gratitudine e dell’attesa di una una comunità intera.

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