Antonio Sartori Il maresciallo di don Primo

Antonio Sartori (1904-1989), maresciallo dei carabinieri a Bozzolo Mantovano, condivide lo spirito e l’impegno nella Resistenza con il parroco don Primo Mazzolari, pagando con la deportazione in fedeltà degli ordini ricevuti di stare, per il loro bene, solo dalla parte dei cittadini. Questa scelta ha dietro le spalle una lunga serie di prove dalla famiglia di origine e di quella che poi ha formato. Tutti istriani, hanno conosciuto l’esodo forzato dalla terra in cui erano vissuti per generazioni. Sotto l’Impero asburgico hanno patito la tragedia della Grande Guerra, lo sfollamento di massa. Antonio sedicenne se vede portar via dalla pandemia Spagnola tutta la famiglia meno un fratellino, di cui si assume la responsabilità, decidendo nel 1922 di arruolarsi nell’Arma dei Carabinieri. Dopo l’assegnazione dell’Istria al Regno d’Italia, il governo di Roma, con l’avvento del fascismo esaspera in quelle terre di confine il conflitto fra etnie slave e istroveneta fino a determinare, con la Seconda Guerra la tragedia delle foibe e dell’esodo. Sartori parte volontario per l’Etiopia e vi rimane per tutta la campagna d’Africa Orientale (1936-1939); subito dopo viene inviato in Albania. Di ritorno può finalmente sposarsi, avere dei figli. Ma la pace è ancora lontana. La deportazione in un lager del Nord Europa, il lento recupero della salute ritardano il suo rientro in famiglia, mentre per i parenti istriani si prospetta la vie dell’esodo verso l’Italia. L’intreccio di vicende personali e famigliari con la storia della terra sul confine orientale trovano risonanza nel mondo degli affetti dell’autore: la mamma rivive episodi drammatici dell’infanzia incrociandone di nuovi; la nonna, chiusa nel suo ultimo silenzio, sembra ancora sussurrare quello che non si può dimenticare.

You may also like...

Comments are closed.