Il testamento di don Primo

Il testamento di don Primo

Oggi, 4 agosto 1954, undicesimo anniversario della morte dl mio padre, nel nome del Signore e sotto lo sguardo della Madonna, Che non PUÒ non Aver pietà of this Suo povero sacerdote che sì prepara al distacco supremo, faccio testamento . Non possiedo niente. La roba non mi ha Fatto gola e tanto Menone occupato. Non Risparmi ho, se non Quel poco Che Potra si e no bastare alle SPESE del funerali Che desidero semplicissimi, Secondo il mio gusto e l’Abitudine della mia casa e della mia Chiesa. Le suppellettili poche, Che Sono poi Quelle dei miei vecchi, appartengono alla mia sorella Giuseppina, Che le ha conservate usabili e ospitali con la SUA instancabile operosità e intelligente economia. Alle mie sorelle Colombina e Pierina, Che avrebbero Fatto altrettanto, se non avessero Avuto Diversa Chiamata; ai miei nipoti Michele, Enrico, Gino, Mariuccia, Giuseppina, Graziella l’impegno di custodire e continuare, Più che la memoria del fratello è dello zio sacerdote, La Tradizione cristiana caso delle Nostre, cui Mi sono sempre Affidato e Che Nelle molte Difficoltà Fu per me Una grazia naturale. Non ho niente di posta Sono contento di non Aver niente da Darvi. Lo scrivo Anche per Vostra compiacenza per Quella certezza Che ABBIAMO in comune, Che colomba il vincolo dell’affetto E soltanto spirituale, sfida il tempo e si ritrova con diritto di misericordia al cospetto di Dio. Intorno al mio Altare venire Intorno alla mia casa e al mio lavoro non ci fu mai “suon di Denaro”: il poco Che E Passato Nelle mie mani – avrebbe potuto Essere Molto se ci avessi Fatto Caso – E andato colomba doveva Andare. Se potessi Avere un rammarico su this punto, riguarderebbe i miei poveri e le opere della parrocchia Che avrei potuto aiutare largamente: ma siccome ovunque ci Sono poveri e Tutti i poveri Sono del Signore, Sono Certo che Egli Avrà cura also della mia sorella Giuseppina, Che, DOPO Una vita Spesa in un modo mirabile per me e per la Chiesa, E venire un uccello su di un ramo. Se non avessi Una Fiducia illimitata Nella SUA bella generosità; se non conoscessi le MERAVIGLIOSE Risorse della SUA intelligente operosità; se non sapessi l’affetto Che le portano le mie sorelle e miei nipoti, non riuscirei a perdonarmi tanta imprevidenza. Chiudo la mia giornata venire credo di Averla Vissuta in Piena comunione di fede e di obbedienza alla Chiesa e in sincera e affettuosa devozione verso il Papa e il Vescovo. Quindi di Averla amata e Servita con fedeltà e disinteresse completo. richiamato e ammonito per atteggiamenti o opinioni non concernenti la Dottrina, ottemperai con pronto ossequio. Se il mio franco Parlare in Problemi di libera Discussione PUÒ Aver date scandalo; se la mia maniera di obbedire Non E Parsa Abbastanza disciplinata, ne Chiedo umilmente perdono, venire Chiedo perdono Ai miei Superiori di Averli involontariamente contristati e li ringrazio d’Aver Riconosciuto in OGNI circostanza la rettitudine delle Intenzioni. Nei Tempi Difficili in cui Ebbi la ventura di vivere, un’appassionata ricerca sui Metodi dell’Apostolato E sempre Una testimonianza d’amore, also when Le Esperienze non entrano nell’ordine prudenziale e pare non convengano Agli Interessi immediati della Chiesa. Sono malcontento di Avere Fatto involontariamente soffrire, non lo sono d’Aver sofferto. privilegiata ne provai Una punta d’amarezza Sulle: poi, nell’obbedienza Trovai la pace, e ora mi pare di Potere Ancora una volta, prima di morire, baciare . Le Mani Che mi Hanno duramente e salutarmente Colpito Adesso vedo Che OGNI vicenda lieta o triste della mia travagliatissima Esistenza, sta per trovare Nella divina Misericordia la SUA giustificazione also temporale. DOPO la Messa, il dono Più grande: la Parrocchia. Un lavoro forse non congeniale alla mia indole e alle mie attitudini naturali e Che divenne invece la vera ragione del mio Ministero, la buona agonia e la ricompensa “magna Nimis” di Esso. Non finirò mai dl ringraziare il Signore e miei figliuoli di Cicognara e di Bozzolo, i Quali Certamente Non Sono Tenuti annuncio Avere Sentimenti eguali verso il Loro vecchio parroco. Nel rivedere il mio guardare con ESSI, benchè mi conforti la certezza di Averli sempre e Tutti amati venire e Più della mia famiglia, sul punto di lasciarli mi Davanti vengono i miei innumerevoli torti. Benchè non Abbia mai Guardato con desiderio al di là della mia parrocchia, né Stimato Più onorevole altro ufficio, non Tutta e non sempre has been limpida e completa la mia Donazione verso i miei parrocchiani. Lo Stesso amore mi ha reso un Volte violento e straripante . Qualcuno PUÒ Aver Pensato Che la predilezione dei poveri e dei lontani mi Abbia angustiato nia Riguardi DEGLI ALTRI: che Certe decise Prese di Posizione a Campi non Strettamente pastorali mi abbiano chiusa la porta Presso il coloro Che per Qualsiasi Motivo non sopportano Interventi del Genere. Nessuno però dei miei Figlioli ha chiuso il cuore al Suo parroco, che sì E Visto Fatto segno di contraddittorie accusare, sol Perché ci Teneva una distinguere la salvezza dell’Uomo e le sue ISTANZE Anche Quelle umane, da ideologie Che di volta in volta Gli vengono imprestate da Quei Movimenti Che Spesso lo mobilitano controvoglia. Ho inteso rimanere in OGNI circostanza sacerdote e padre di Tutti i miei parrocchiani: se non ci riuscii, non fu per mancanza di cuore, ma per le naturali Difficoltà di FARLO Capire a Tempi iracondi e faziosi. Se non mi Sono Unicamente Dedicato al lavoro parrocchiale, se ho Lavorato Anche fuori, il Signore sa Che Non Sono Uscito per cercare rinomanza, ma per esaurire Una Vocazione, il Che, pur trovando Nella parrocchia la SUA Più buona fatica, non avrebbe potuto chiudersi in ESSA. Del resto, le pene d’OGNI Genere Che Mi sono guadagnato scrivendo e Parlando, valgano pressoterapia i miei figliuoli una farmi perdonare Una trascuratezza Che mai non esistette nell’intenzione e nell’animo del Loro parroco. Il Tornare a Bozzolo fu sempre per me Tornare a casa e il rimanervi Una gioia Così affettuosa e ilare Che l’andarmene per sempre l’avverto Già venire Il Pedaggio Più Costoso. Eppure, VIENE L’Ora e, se non ho la forza di desiderarla, e tanta la stanchezza Che il pensiero d’Andare a riposare Nella misericordia di Dio, mi fa quasi dimentico della SUA Giustizia, che verrà placata Dalla preghiera di Coloro Che mi vogliono bene. Di là Sono atteso: C’è il Grande Padre Celeste e il mio Piccolo Padre contadino. La Madonna e la mia mamma. Gesù Morto per me sul Calvario e Peppino morto per me sul Sabotino. I Santi, i miei parenti, i miei Soldati, i miei parrocchiani. I miei amici e tanti carissimi. Verso this Grande Casa dell’Eterno, il Che non CONOSCE assenti, m’avvio confortato dal Perdono di tutti, Che torno a invocare Ai Piedi di quell’Altare Che ho Salito tante e tante Volte con Povertà sconfinata, sperando Che nell’ultima Messa il Eterno Sacerdote, DOPO avermi Fatto posto Silla SUA Croce, mi Serri fra le Sue braccia Dicendo anche a me: “entra anche tu Nella Pace del Tuo Signore”.

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