Il mio più caro Amico

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Ferruccio Mor – Attilio Piccardi

don Primo Mazzolari ospite di don Giovanni Barchi
Gambara 31 agosto – 31 dicembre 1944

Nell’archivio parrocchiale è stato trovato un foglio sparso sul quale il nostro prevosto don Giovanni Barchi ha fissato alcuni brevi appunti di cronaca che si riferiscono alla sua attività nel tempo di guerra durante la repubblica fascista.
Questi appunti, presto interrotti, contengono una frase: «Ebbi per quattro mesi don Primo Mazzolari…».
Sono parole scarne, eppure lasciano intravedere un seguito di trepidazione e di paure.
Forse il nostro prevosto avrebbe voluto continuare nel descrivere il periodo più drammatico della sua vita, e forse l’ha trattenuto un certo pudore: non voleva passare da eroe proprio lui che, per innata modestia, non era tagliato per far la figura del primo attore.
Eppure qualche volta negli ultimi anni della sua vita quando ormai le forze inevitabilmente declinavano e si faceva più vivo il desiderio di essere confortato dalla riconoscenza per tanto bene fatto a tante persone, don Barchi con tono sconsolato si lamentava perché tutti quelli che parlavano di don Mazzolari, una delle voci più alte del cattolicesimo italiano, ricordavano i suoi vecchi amici e i suoi vecchi avversari, i luoghi e le persone che lo avevano accolto nei momenti difficili, i suoi seguaci del dopoguerra, ma nessuno mai ricordava che don Mazzolari era stato per quattro mesi ospite di un suo carissimo amico nella canonica di Gambara, e che questo suo amico non aveva messo a repentaglio qualche cosa di vago in tempi tranquilli, ma qualche cosa di molto concreto in tempi burrascosi: la pelle, semplicemente.
Don Barchi si lasciava sfuggire questa considerazione timidamente e a fior di labbra, ed era chiaro che gli avrebbe fatto piacere se qualcuno che «contava» lo avesse definito amico vero fedele e coraggioso di don Mazzolari. Avrebbe provato una grande consolazione. Invece no; tra i vari, umani, dispiaceri ebbe anche questo.
Dal 1944 ad oggi sono passati molti anni, eppure è ancora vivo nei gambaresi il ricordo di quel don Mazzolari che ha parlato spesse volte in chiesa e in piazza e che tutti, anche se di idee politiche contrastanti, andavano a sentire.
La sua figura convinta di prete e di cittadino ti conquistava. I comunisti nostrani lo seguivano con interesse e per non essere considerati dei voltagabbana si giustificavano dicendo: io sono comunista e non vado in Chiesa, però quando parla quel prete lì vado ad ascoltarlo perché vuol bene alla povera gente.
E nel «non vado mai in Chiesa» c’era la rabbia e il rimpianto di chi avrebbe voluto una Chiesa meno sfuggente, più impegnata nei problemi sociali concreti, e dunque più viva e più vicina allo spirito genuino del Vangelo.

È per questi motivi, cioè per un modesto omaggio postumo al nostro prevosto, che abbiamo tentato, pur nei limiti delle nostre capacità, di ricostruire brevemente la figura di don Mazzolari e di soffermarci in particolare sul periodo da lui trascorso clandestinamente a Gambara ospite di don Giovanni Barchi.

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