Ricordo di Giorgio Vecchio, presidente del Comitato scientifico

Non lo vedevo da anni, da quando cioè la malattia aveva iniziato a prendere il sopravvento e a fermare la sua mente. Il ricordo di lui rimane così fissato sui momenti migliori del suo impegno alla testa della Fondazione intitolata a don Primo Mazzolari. A quei momenti, scanditi da una nostra amichevole collaborazione, posso dunque far ricorso senza infingimenti e senza troppa retorica.

A suo merito torna infatti la scelta di avere dotato la Fondazione di un comitato scientifico, inizialmente affidato alla responsabilità di Giorgio Campanini, con lo scopo di dare solide basi al lavoro di conoscenza, studio e divulgazione dell’opera del parroco di Bozzolo.

Mi rivedo dunque al fianco di un uomo piccolo, magro e nervosamente scattante, nel quale l’energia interiore voleva immediatamente tradursi nell’impeto dell’azione. Bisognava allora affrettarsi a fermarlo, sia quando si precipitava su qualche carta dell’immenso archivio di Bozzolo sia allorché troncava di netto una discussione per arrivare subito a una decisione. Già in questo tratto impulsivo si coglieva quasi una sorta di assonanza caratteriale tra don Giuseppe e don Primo. Ma, come don Primo sapeva accogliere con libertà evangelica le imposizioni dei superiori, così don Giuseppe, messo di fronte a ulteriori argomentazioni, sapeva far marcia indietro, lasciando spazio agli altri e accettando le scelte della maggioranza. Emergeva allora un tratto di signorile umiltà, che lasciava trasparire la sua semplicità evangelica, si direbbe di rito francescano.

Sperimentai questi lati del suo essere in modo particolare tra 2002 e 2004 allorché insistetti sulla necessità di aprire la Fondazione Mazzolari verso nuovi orizzonti, cominciando dal più semplice e doveroso, quello della presenza della donna nella Chiesa e negli ambienti mazzolariani. Rammento con chiarezza le sue resistenze, destinate tuttavia a cedere. Si svolse così il convegno milanese della primavera 2004 (proprio sulla Chiesa, don Mazzolari e l’universo femminile), mentre il comitato scientifico della Fondazione fu aperto alla partecipazione di due validissime studiose, che incontrarono ben presto la stima e la gentilezza (talvolta, per la verità, un po’ brusca…) di don Giuseppe.

Pesavano probabilmente – in questi suoi atteggiamenti – gli effetti dell’educazione impartita per decenni al clero, nonché la sua provenienza dal mondo rurale della provincia. Sì, perché don Giuseppe fu prete di campagna e di paese, anche in questo somigliante a Mazzolari. Del suo ambiente egli conservava pure una certa arguzia e uno spirito che sapeva pure essere tagliente e pronto alla risata conviviale. Sarebbe esagerato scomodare qui la parola “santità”, che evoca alte e altre vette spirituali o intellettuali. Eppure, in quella sua personale modestia, che nulla esibiva e che anzi più spesso si schermiva; in quel suo modo di presentarsi nella persona, al limite della trasandatezza; in quella generosità nell’accoglienza e nella carità, di cui poco sapevamo ma di cui intuivamo la portata; ebbene, in tutto questo, c’erano quanto meno alcuni sprazzi di santità, nel mentre che si percepiva in lui un po’ di quell’«odore di pecora» del quale il bravo pastore deve “profumare”.

Giorgio Vecchio

Presidente Comitato scientifico – Fondazione Mazzolari

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